
Il Museo dell’Archeologia e dei Minerali, inaugurato nel 1996, è situato all’ingresso del parco all’interno di un edificio minerario di inzio ‘900, appositamente restaurato. Espone una collezione di minerali del Campigliese e i materiali archeologici provenienti dallo scavo archeologico di Rocca San Silvestro.
La Sezione relativa ai minerali, costituita da più di 150 minerali provenienti dal territorio, è situata a piano terra, è corredata da pannelli didattici che introducono alla storia geologica del territorio ed è organizzata in vetrine tematiche dedicate ai minerali da collezione, alle principali rocce affioranti nell’area del Parco ed in particolare allo skarn, la roccia che contiene i cosiddetti “solfuri misti”, minerali in cui lo zolfo è legato a rame, piombo, argento e ferro. A questi ultimi è dedicata la vetrina che conclude il percorso didattico.

Nel 2025 questa parte del museo è stata arricchita con il nuovo allestimento “Meet the miners – Le ossa raccontano” che mette in evidenza i risultati del progetto Miners, progetto internazionale che ha come capofila italiano il Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali dell’Università di Siena. Al centro della nuova esposizione, lo scheletro di un minatore rinvenuto negli ultimi decenni dello scorso secolo in occasione delle indagini archeologiche dirette dal prof. Riccardo Francovich nel cimitero antistante la Chiesa della Rocca di San Silvestro, che grazie ad un nuovo lavoro di ricerca bio e geo-archeologica ha offerto la straordinaria opportunità di scoprire le tracce lasciate dai nostri antenati. Il progetto, infatti, ha dato nuove evidenze sulla vita della comunità che abitava a Rocca San Silvestro, esplorandone demografia e stile di vita, analizzando età di morte, traumi subiti, indicatori occupazionali, patologie sofferte, alimentazione e interazione col territorio e le sue risorse.

Nell’area di Pozzo Earle, la struttura che ospitava l’argano e che, nell’ultima fase di attività, scendeva al sesto livello della miniera, oltre a rappresentare il museo di se stessa è stata allestita come Museo delle macchine minerarie con l’esposizione di più di 50 tra macchinari e strumenti utilizzati durante l’attività mineraria nel corso del 1900. Qui si racconta, attraverso un percorso interno ed esterno corredato da pannelli, l’uso dei vari macchinari appartenenti alle ultime fasi di attività e rimasti laddove sono stati abbandonati l’ultimo giorno di attività della miniera.

Lungo il percorso che conduce all’ingresso della galleria Lanzi Temperino, si trova la ‘baracca’ in metallo utilizzata dai minatori come spogliatoio e mensa, chiamata Morteo dal nome della ditta che l’ha realizzata. Questa struttura, utilizzata dai visitatori anche come punto di sosta, è dedicata alla memoria dei minatori ed allestita con gigantografie di vecchie foto stampate su tela e pannelli che raccontano la loro vita, il loro lavoro, le malattie e le lotte sindacali per impedire la chiusura della miniera. Un video con le loro voci è proiettato su una parete creano un brusio di fondo per chi siede sulle panche dove allora si consumava il pasto prima di rientrare al lavoro.