mosaico pesci - foto GhizzaniCon oltre duemila reperti esposti nelle sue sale, con manufatti che vanno dal periodo Paleolitico all'età tardoantica, il Museo Archeologico del Territorio di Populinia privilegia la sezione etrusca e romana, al fine di delineare la storia del territorio dell'antica città di Populonia.

Fondamentale completamento della visita al Parco Archeologico di Baratti e Populonia, nel Museo si possono trovare reperti e manufatti rinvenuti durante gli scavi che per molto tempo hanno interessato l'area delle necropoli e dell'Acropoli, con allestimenti studiati e innovativi che raccontano la storia di questi oggetti e chiariscono la natura del loro contesto di provenienza 

Seguendo il percorso di visita in autonomia e scoprendo i vari pezzi delle collezioni, i visitatori sono guidati alla scoperta delle dinamiche che hanno visto la formazione dei primi insediamenti umani nell'area del promontorio, a partire dall'età preistorica e protostorica, e delle modalità che hanno portato alla formazione della città etrusca, e poi alla sua decadenza, nel corso dell'età tardo-antica e medievale, fino all'emergere di Piombino.

Criteri espositivi: accessibilità e leggibilità

Il percorso espositivo del Museo si svolge sui due piani superiori di Palazzo Nuovo, ed è stato progettato con criteri didattici e museologici puntuali, che rendono le collezioni leggibili e comprensibili anche per il visitatore che visita il Museo in autonomia, seguendo il filo rosso della storia del territorio.

scenaL'apparato espositivo comprende:

  • pannelli didascalici che illustrano le vicende del popolamento e gli specifici temi archeologici;

  • ricostruzioni d'ambiente tese a descrivere le grandi modificazioni apportate dall'uomo al paesaggio nelle varie epoche e a calare il visitatore nell'epoca antica, rievocando particolari momenti della vita quotidiana nel mondo etrusco e romano o il momento della scoperta degli oggetti esposti. Si pensi alla sala con la ricostruzione di un banchetto etrusco, che può rappresentare un momento ludico tra i visitatori e gli animatori, e con le quali i non vedenti possono fare un’esperienza tattile, o alla ricostruzione della tomba 14 rinvenuta intatta, con il suo ricco corredo, presso la Necropoli della Grotte;

  • vetrine acquario, per esporre manufatti ritrovati nelle acque che circondano il promontorio, garantendo la loro perfetta conservazione e offrendo al visitatore un allestimento accattivante e di sicuro effetto;

  • postazioni multisensoriali, per proporre nuove modalità di visita per grandi e bambini, favorendo la leggibilità e l'accessibilità alla collezioni anche per i visitatori portatori di disabilità.

In virtù della sua struttura ampia e ben dislocata all'interno del Palazzo, il Museo si presta a visite guidate e progetti di ricerca, possiede aule attrezzate per conferenze ed eventilaboratori di archeologia sperimentale per accogliere gruppi e scuole, e risulta accessibile per i disabili, essendo dotato anche di un percorso multinsensoriale e di particolari postazioni tattili-visive-uditive.

Storia delle collezioni

La grossa parte del materiale archeologico conservato presso il Museo Archeologico del Territorio di Populonia fu rinvenuto nel territorio della Val di Cornia tra Ottocento e Novecento. In minima parte si tratta di reperti acquisiti al patrimonio pubblico da collezioni private, confische e donazioni.3 01

Il nucleo più sostanzioso di reperti era depositato presso il Museo Archeologico di Firenze, dal quale è giunto al Museo di Piombino nella primavera del 2001, per il primo allestimento. Sin dall’inizio furono collocati nel percorso interi complessi tombali dell'età villanoviana e orientalizzante e reperti provenienti da edifici pubblici della città di età arcaica.

Di particolare interesse risultano:

  • la collezione numismatica con alcune emissioni monetali etrusche auree, argentee e bronzee di Populonia;

  • il complesso tombale di età ellenistica rinvenuto presso la Necropoli delle Grotte nel 1998, ossia la tomba 14 all’interno del Parco di Baratti e Populonia;

  • il relitto tardo-repubblicano del Pozzino, scavato negli anni ’80 nel mare di Baratti nella località omonima;

  • l'anfora argentea di Baratti, il simbolo del Museo, un pezzo unico e un capolavoro dell'arte tardoantica del IV sec. d.C..

anforaNel corso del 2003 la collezione viene incrementata, grazie alla collaborazione ormai consolidata tra Parchi Val di Cornia S.p.A., Comune di Piombino e Soprintendenza per i Beni archeologici della Toscana.

Tra i nuovi arrivi spiccano per importanza:

  • i ricchi corredi della Tomba del Bronzetto d'Offerente, che comprendono monili d'oro, d'argento e d'ambra, arredi in bronzo e notevoli esempi di ceramica d'importazione attica a figure nere e a figure rosse (celebre una coppa a figure rosse del ceramografo attico "di Pentesilea" della metà del V secolo a.C.);

  • il famoso "bronzetto d'offerente", probabile elemento terminale di un candelabro rinvenuto nel 1957, che diede il nome alla tomba a edicola visibile nell'area del Casone, presso la Necropoli di San Cerbone a Baratti;

  • l'allestimento di una "vetrina-acquario" per l'esposizione-conservazione di alcuni cilindretti di legno di bosso, che ricrea l'ambiente sottomarino nel quale furono rinvenuti negli anni '80;

  • acquario 01il rinvenimento eccezionale di armi in bronzo e ferro, venute alla luce sulla spiaggia di Baratti nel 1996 e databili al IV secolo a.C.

Nel Dicembre 2004, sempre grazie alla collaborazione con la Soprintendenza di Firenze e il Comune di Piombino, si realizza un nuovo allestimento, integrando nel percorso:

  • il famoso mosaico con scena marina proveniente dall' Edificio delle Logge sull'Acropoli di Populonia (I secolo a.C.), che era già stato in mostra al museo nel 2002 prima del restauro finanziato dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena;

  • uno straordinario tesoretto di monete argentee rinvenuto nel mare di Rimigliano nel 2002 e che era già stato in mostra al museo nel 2004.

cratere a colonnette davantNel Luglio 2005 la famiglia Desideri-De Stefano dona al Museo uno splendido cratere a figure rosse di produzione attica, opera di un ceramografo operante all’interno dell’officina del “Pittore di Firenze (metà del V secolo a. C.) e raffigurante un mito della fecondità.

Con il prosieguo degli scavi archeologici e il progressivo restauro dei manufatti rinvenuti, il Museo Archeologico del Territorio di Populonia continua e continuerà ad accrescere le sue collezioni, delineandosi come un Museo in continua evoluzione.

Nel dicembre 2018 è stato esposto presso il Museo un lacerto del prezioso pavimento a mosaico con riquadro centrale a cubi prospettici che ornava la terrazza panoramica dell'Edificio delle Logge, e nel prossimo futuro si prevede di completare l'allestimento aggiungendo le decorazioni parietali in intonaco dipinto e stucco, ancora in corso di restauro.