Il filo del ferro

La Toscana è la più ricca regione mineraria della penisola italiana non solo per quantità, ma anche per varietà dei minerali: questa sua prerogativa geologica è alla base dell’esperienza metallurgica etrusca che, nel terrotirio della città antica di Populonia, assunse dimensioni tali da segnarne le sorti per lunghi secoli.
La dislocazione geografica di quest'area, compresa fra le Colline Metallifere e l'Isola d'Elba, promosse ben presto Populonia, col suo porto naturale rappresentato dal golfo di Baratti, al ruolo di epicentrodell'attività metallurgica nel Tirreno. Probabilmente all’inizio furono sfruttati prevalentemente i minerali del Campigliese, con la produzione del bronzo. Ma sembra che già nel VII-VI secolo a.C. l’ematite elbana venisse lavorata a Populonia per la produzione del ferro.
Passata la fase pionieristica, l'attività siderurgica diventerà la grande risorsa economica di Populonia che attingerà sempre più copiosamente ai ricchi giacimenti dell'Isola d'Elba più volte celebrati dalle fonti antiche (Diodoro Siculo, Pseudo Aristotele). La crescente attività vede nascere un vero e proprio quartiere industriale che arriva a coprire gradualmente la vasta area delle necropoli prossime alla costa. Proprio l'importante attività siderurgica determinò le radicali trasformazioni nel paesaggio naturale che sono ancor oggi ben visibili: gradualmente le aree delle più antiche necropoli furono circondate e sepolte sotto cumuli sempre più spessi di scorie, fino a coprire una superficie di circa 200.000 metri quadrati, con uno spessore che poteva arrivare ai 20 metri ed un volume calcolato approssimativamente intorno ai 2 milioni di tonnellate.
Questa immensa mole di scorie prodotte da Etruschi e Romani conteneva però ancora un alto tenore di metallo a causa dei rudimentali sistemi di riduzione antichi. Ciò fece sì che, negli anni 30 del novecento, in pieno regime autarchico, prese l’avvio una vera e propria attività estrattiva volta al recupero del metallo residuo nelle scorie antiche. A tale scopo il golfo di Baratti fu attraversato da ruspe che scavavano profonde trincee, attrezzato con ferrovie che trasportavano nei pontili sul mare le scorie per essere imbarcate. Questi scavi, portarono alla luce le tombe più antiche di cui appena si conosceva l’esistenza e dettero la spinta iniziale alla ricerca archeologica di Populonia.

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