MIMA

La Miniera del Temperino, nel Parco archeominerario di San Silvestro, è in questo periodo la sede di una importante attività sperimentale, condotta in sinergia da fisici e geologi dell’Università di Firenze, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). L’attività scientifica mira alla realizzazione di una radiografia dello spesso strato di roccia che si trova al di sopra della galleria visitabile della miniera, andando alla ricerca di gallerie note o sconosciute e di pozzi minerari di epoca etrusca. Promotori del progetto sono un gruppo di fisici fiorentini guidati da Raffaello D’Alessandro, impegnati nel più ampio progetto MURAVES, dedicato allo studio della struttura interna del Vesuvio, svolto in collaborazione con gruppi di ricerca dell’area di Napoli.

Il rivelatore MIMA, acronimo di Muon Imaging for Mining and Archaeology, installato all’interno della miniera, è un dispositivo all’avanguardia per l’identificazione delle deboli tracce di un particolare tipo di particelle, i muoni. Si tratta di particelle elementari simili agli elettroni, prodotte negli strati alti dell’atmosfera dall’interazione tra particelle ad altissima energia provenienti dal cosmo. Una parte della radiazione naturale prodotta da questa interazione raggiunge il livello del suolo e riesce a penetrare all’interno della crosta terrestre per distanze da pochi centimetri fino a centinaia di metri, con un flusso di circa 200 particelle per metro quadrato al secondo. L’analisi dei flussi e delle traiettorie dei muoni rilevati nella galleria del Temperino permetterà di studiare lo strato roccioso soprastante, dando così la possibilità di identificare le zone caratterizzate da materiali molto densi (eventuali depositi di materiale metallico) e quelle caratterizzate da ampie cavità (gallerie scavate o vuoti naturali).

Questa metodologia d’indagine non invasiva è stata utilizzata dallo stesso gruppo di ricerca in uno studio analogo effettuato recentemente presso la Galleria Borbonica a Napoli, nella quale è stata identificata una cavità non conosciuta e da altri gruppi di fisici all’interno della Piramide di Cheope a Giza in Egitto, dove ha permesso di scoprire una grande camera nascosta.

Il rivelatore MIMA è stato messo in funzione all’inizio di dicembre nell'area sottostante la Gran Cava (interessata da coltivazioni minerarie sia in epoca antica che moderna) e lo stato di acquisizione dati è stato monitorato costantemente da remoto.

I risultati preliminari forniti dal team scientifico sembrano estremamente promettenti e quindi la sperimentazione proseguirà nei prossimi mesi, spostando lo strumento in altri punti della galleria. Parallelamente verrà effettuato un rilievo con laser scanner della galleria, con ricostruzione tridimensionale particolarmente dettagliata delle aree dove verrà posizionato MIMA. Seguiteci per avere tutti gli aggiornamenti su questa interessante ricerca.

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