Sistema dunale e arenili

parco sterpaia pagina fb val di corniaSistemi al tempo stesso fragili e complessi, gli ambienti dunali si caratterizzano per una morfologia e per una composizione floro-faunistica del tutto particolari. Nel parco della Sterpaia sono presenti sia dune mobili, cioè incoerenti e quindi soggette a continue modificazioni, che dune fisse, queste ultime purtroppo notevolmente erose e degradate. Sulle prime si insedia un tipo di vegetazione denominata «pioniera» perché svolge il compito di aprire la strada alla colonizzazione vegetale e dominata dalla Ammophila arenaria, una pianta consolidatrice della sabbia che si presenta sotto forma di ciuffi d’erba con lunghi rizomi ben affondati nel terreno. Le dune fisse sono invece abitate da altri tipi di piante, nonché da arbusti, come il ginepro e il lentisco, specializzati a vivere in ambienti sabbiosi, interessati dalla mobilità superficiale del suolo e dall’azione erosiva del vento, che ne smeriglia le chiome conferendo loro il caratteristico aspetto a cuscino. Tra quelle che popolano le dune spiccano alcune specie introdotte dall’uomo e ben ambientatesi alla Sterpaia, come il fico degli Ottentotti, una pianta erbacea prostrata, i cui fiori, grandi 10-12 centimetri, formano rigogliosi tappeti di un bel colore rosso carminio brillante; e la tamerice, una tenace pianta arbustiva con grappoli di fiori rosati. Camminando lungo costa, con un po’ di fortuna è possibile avvistare qualche particolare uccello che predilige i litorali sabbiosi, come il corriere piccolo e il più raro fratino.

 

Aree umide retrodunali

Una peculiarità del parco della Sterpaia, intersecato com’è da canali e fossi di bonifica dell’ex padule di Piombino, è la presenza di «aree umide retrodunali», così chiamate perché situate appunto alle spalle delle dune. In questa unità ambientale l’organizzazione degli spazi è scandita da arginature e canali di scolo che disegnano campi di simmetrica geometria, attraversati da una rete viaria poderale ordinata e regolare, frutto di una sostanziale modifica dell’originario latifondo cerealicolo-pastorale che ha caratterizzato quest’area per secoli. Particolarmente interessanti le piante e gli animali che lo abitano – comprese le aree depresse soggette ad allagamento stagionale – motivo per cui il parco ha previsto un piano di tutela integrale e, laddove possibile, il ripristino del sistema idrico superficiale, spesso compromesso dalla realizzazione di riempimenti artificiali. Il paesaggio di queste aree è oggi caratterizzato dalla dominanza delle tamerici e della salicornia, quest’ultima diffusa nei terreni salmastri, caratterizzata da fusto carnoso con foglie molto piccole (in alcune regioni d’Italia e in Camargue le salicornie hanno anche una valenza alimentare). Numerose sono le specie animali che frequentano sia gli estesi canneti che il salicornieto, con la presenza più vistosa rappresentata dagli uccelli, per i quali l’intera area, includendo anche il vicino padule di Orti-Bottagone (link al Sito) (oggi Riserva Provinciale gestita dal Wwf), costituisce un importante luogo di sosta, di svernamento e di nidificazione. Tra le specie in cui è più facile imbattersi ricordiamo la garzetta – uccello-simbolo del parco – un piccolo trampoliere completamente bianco con becco nero, zampe nere e piedi gialli; il cavaliere d’Italia, con dorso e ali nere, pancia bianca e zampe rosa vivo ; la marzaiola, un’anatra di modeste dimensioni con evidente sopracciglio bianco; la volpoca, molto più grande e simile a un’oca, con la testa verde lucido e una banda marrone sul petto; e il falco di palude, un rapace di medie dimensioni dal mantello piuttosto scuro, che vola radente su stagni e canneti in cerca di prede. Tra le acque ferme dei fossi o nella vegetazione lungo le sponde, vivono invece la testuggine d’acqua e il tritone, quest’ultimo un anfibio lungo circa una decina di centimetri.

 

Radure agricole

Parco della Sterpaia grani antichiBuona parte del territorio incluso nel parco della Sterpaia è occupato da zone agricole, che non sono sottoposte a un particolare regime restrittivo di tutela: in tale unità ambientale sono pertanto ammesse le coltivazioni agrarie, nonché l’utilizzo dell’area per scopi ricreativi e ludici (sport all’aria aperta). È consentito il libero accesso sia a piedi che in bicicletta lungo la viabilità esistente. La fauna che abita le radure agricole è in genere molto più povera rispetto a quella delle aree boscate e a macchia, benché vi si possano rinvenire significative presenze come quella della Zerynthia polyxena, una delle più belle farfalle diurne italiane, con apertura alare di circa 5 cm, ali gialle e vistosi disegni neri con piccole tacche rosse su quelle posteriori, e della luscengola, un rettile squamato lungo circa una ventina di centimetri, con due paia di arti molto ridotti. Tra gli uccelli sono da ricordare il gheppio e l’assiolo, il primo un rapace di modeste dimensioni, di colore bruno-rossiccio, il secondo un minuscolo rapace notturno simile al gufo, che emette un suono caratteristico, con cadenza regolare ripetuto a lungo.

 

Aree boscate

La lottizzazione abusiva dell’area ha fatto sì che a fianco della flora autoctona del parco (dominata da querce e fraasini) si sviluppassero specie non locali, quali pini, eucalipti e filari di tamerice e pitosforo, che venivano utilizzati come siepi per la suddivisione dei lotti. Naturalmente il bosco della Sterpaia ha un pregio notevolmente maggiore, sia da un punto di vista strettamente naturalistico, per la presenza di specie autoctone e di esemplari di querce ultracentenarie, sia per il fatto di rappresentare un raro residuo di quello che era il tratto paesaggistico tipico di molte pianure maremmane, perlomeno fino alle trasformazioni dell’epoca moderna. Oltre al bosco della Sterpaia, un importante elemento del parco è costituito dalle pinete, comune denominatore di gran parte del paesaggio costiero italiano e qui presenti nell’area retrodunale con esemplari di pino d’Aleppo, pino insigne, pino marittimo e pino domestico, purtroppo non sempre in perfette condizioni a causa dei venti marini e della scarsa disponibilità di acqua dolce nel periodo estivo. Un interessante appezzamento di pini domestici si trova sulla duna fissa davanti al bosco vetusto della Sterpaia, sulla quale si sono ben ambientati anche l’agave e il fico degli Ottentotti, introdotti all’epoca della lottizzazione e oggi vegetanti al riparo degli alberi. Come si può immaginare, le aree boscate ospitano una fauna ricca e diversificata, anche se piuttosto elusiva, come le numerose specie di mammiferi tipiche di questi ambienti, dal topo selvatico al riccio, dallo scoiattolo alla volpe. È ritenuta possibile la presenza della piccola farfalla Coenonympha elbana – inclusa nella «lista rossa» delle specie italiane in pericolo di estinzione – dal bel colore arancio con bordo nerastro e occhio scuro all’apice delle ali anteriori, ribadito da una serie di analoghe macchie su quelle posteriori: il suo nome ne tradisce la provenienza insulare, da dove si è diffusa lungo la costa livornese e grossetana. Un rapido tambureggiamento nel fitto delle chiome di pini e querce rivela la presenza del picchio verde, favorito dalla presenza di alberi morti lasciati sul posto, del quali rompe la corteccia per introdurvi la lingua, alla ricerca dei numerosi insetti che vi si insediano. Le zone a macchia sono invece presidiate dall’occhiocotto, un insettivoro dalla testa nera con occhio e palpebra rossi, che gli hanno valso il curioso appellativo. Nel tratto di cielo che sovrasta il Parco della Sterpaia non è difficile imbattersi in una poiana, grande rapace estremamente versatile nel piumaggio (ma tendenzialmente marrone), con ali larghe e coda corta .

 

Interventi di recupero naturalistico della duna e monitoraggi ambientali

foto sterpaia 006A partire dal 2010 sono stati effettuati interventi volti a salvaguardare l’ambiente dunale e retrodunale del Parco. Si tratta di piccole ma importanti azioni che servono a monitorare il processo di deterioramento dell’ecosistema dunale e ad evitare i danni apportati alla duna dalla eccessiva antropizzazione dell’area che provoca l’apertura di varchi nel fronte dunale con asportazione della sabbia e conseguente rottura della vegetazione fondamentale per consolidare la duna stessa. A tale scopo sono stati chiusi alcuni accessi alla spiaggia, non compatibili con l’ecosistema dunale, utilizzando il legname spiaggiato per costruire delle staccionate a chiusura del sentiero; il legname è stato anche disposto, in alcuni punti, alla base dell’anteduna per favorire la formazioni di cordoni dunali.
Inoltre è iniziato un percorso di monitoraggio sul Giglio di Mare (protetto dalla Legge Regionale n. 56/2000) per verificare il processo di deterioramento dell’ecosistema dunale. Per fare questo sono state individuate delle aree campione all’interno del Parco che, in alcuni casi sono state dotate di recinzione, in altri invece ne sono state volutamente lasciate prive.
Ci sembra importante, in questo momento in cui le nostre spiagge sono messe ogni giorno a repentaglio dall’avanzare del mare, che gli utenti di questo parco e non solo facessero una riflessione sull’importanza di un patrimonio tanto bello, quanto fragile.