La Geologia del Territorio

Dal punto di vista geologico il territorio si estende su terreni quaternari antichi e recenti di origine marina, eolica e lacustre. Allontanandosi dalla battigia in direzione perpendicolare alla linea di riva, incontriamo in successione: sabbie di spiaggia attuale, dune recenti e, più internamente, dune antiche costituite da sabbie eoliche rossastre, a stratificazione incrociata e ben cementate, denominate “panchina”. Proseguendo verso l’interno ci si imbatte in sedimenti argillosi, torbosi e lacustri contenenti molluschi bivalvi di acque salmastre, in corrispondenza delle aree occupate un tempo dall’alveo del “lago di Rimigliano”. rimi 5 180A tali depositi succedono sedimenti di sabbie giallastre, rossastre e ciottoli di ambiente continentale e di probabile origine mista, derivanti cioè da accumulo di sabbie e materiali clastici più o meno fini, ed in parte da fenomeni di alterazione chimica piuttosto intensa del suolo sotto l’influsso di particolari condizioni climatiche, probabilmente risalenti all’ultimo periodo interglaciale (circa 130.000 anni fa). Le dune sono tipiche formazioni sabbiose costiere a forma di ferro di cavallo, createsi per accumulo progressivo di sabbia e successivo modellamento operato dai venti marini. Sono formazioni particolarmente fragili, soggette, soprattutto nel periodo estivo, a un notevole carico turistico. La formazione di questi cordoni dunali, denominati anche tomboli, se di altezza notevole, altrimenti detti cotoni, è geologicamente piuttosto recente.

 

Il Sistema Dunale

Il sistema dunale del parco di Rimigliano è costituito sia da dune mobili (non stabili, incoerenti e soggette a modificazioni) che da dune fisse (costituite da sabbie ben cementate). Le dune mobili, sulle quali si insedia una vegetazione pioniera, si trovano a ridosso della riva, mentre le dune fisse, che includono anche le dune fossili dell’entroterra, ricoperte da pinete o da macchia mediterranea, sono dislocate in posizione più arretrata. Più precisamente, spostandosi dal mare verso l’interno, troviamo inizialmente una zona cosiddetta “afitoica”, dove lo sviluppo della vegetazione è impedito sia dalla mobilità del substrato che dalla continua azione di dilavamento operata dal mare. rimi 4 180Segue una fascia, detta “Cakileto” interessata solo occasionalmente dal moto ondoso, dove compaiono specie resistenti sia al sale che all’accumulo di nitrati (derivanti dalla decomposizione della materia organica accumulata), come il ravastrello, la lappola, l’euforbia delle spiagge e l’erba cali. Arretrando ancora rispetto alla riva si incontrano le prime “dune embrionali”, dove si adattano a vivere specie resistenti ai venti marini (cioè al periodico seppellimento e al disseccamento) grazie a particolari adattamenti per prevenire la traspirazione come la presenza di cere, cuticole e minuscoli peli. Tra queste la caratteristica calcatreppola marina, la soldanella di mare, la gramigna delle spiagge e l’erba medica marina. Sulle “dune mobili”, alle spalle delle dune embrionali, si insedia una vegetazione pioniera detta “ammofileto”, dominata dallo sparto pungente (specie con radici ben sviluppate e consolidatrice della sabbia), e comprendente piante dalla vistosa fioritura, quali il giglio di mare, il papavero delle spiagge, la camomilla marina e l’elicriso. Sulla “duna fissa”, infine compaiono le prime specie arbustive sempreverdi come il ginepro coccolone, il ginepro fenicio, la fillirea, il lentisco, il mirto, l’alaterno e i cisti, spesso tipicamente modellate dal vento.